Sull’orientamento ho le mie idee, qualcuno non condividerà e magari qualcuno di arrabbierà.
Ma sono stanco di vedere giovani laureati che hanno fatto e continueranno a fare scelte sbagliate.
L’orientamento classico delle università si basa sul “che cosa ti piace fare da grande?” o nella migliore delle ipotesi “quali sono le tue attitudini?”.
Non sono d’accordo.
Per orientarsi bisogna capire se “da grandi” si vuole lavorare oppure divertirsi.
Se l’obiettivo è entrate nel mondo del lavoro allora bisogna scegliere il proprio percorso di studi soprattutto in funzione di ciò che richiedono il mercato e le imprese, altrimenti si rischia che “da grandi” si finirà per dire “ho studiato tanto e faccio un lavoro che non ha nessuna attinenza con la mia preparazione universitaria”.
Facendo un giro in rete ho trovato delle statistiche davvero interessanti condotte dall’Istat che confermano le mie convinzioni: il 50% dei laureati non si riscriverebbero al corso concluso perché insoddisfatti degli sbocchi occupazionali successivi.
La seconda parte dell’indagine “Le prospettive lavorative dei laureati” è molto interessante per orientare al meglio la tua scelta.
Si evidenziano le differenze occupazionali tra lauree lunghe (specialistica, vecchio ordinamento, ciclo unico) e brevi, la percentuale di occupazione e retribuzione per titolo di studio.
Buona lettura!
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